17 gennaio 2012

La ricostruzione di Antonello Zappadu

Pubblicata sulla sua pagina Facebook.

09 dicembre 2009

Altro articolo

Uccisi in un rito sciamanico, indagati 6 italiani

Repubblica — 06 dicembre 2009 pagina 29 sezione: CRONACA
QUITO - Un mandato di cattura per omicidio colposo. Destinatari: gli altri sei italiani del gruppo di turisti di cui facevano parte Denis Tronchin e Emiliano Eva, i due ragazzi scomparsi il 6 agosto 2006 a Puyo, nella giungla amazzonica, dove erano arrivati per immergersi nelle pratiche sciamaniche degli indiani Shuare provare due potenti allucinogeni, la maikiuwa e l' ayahuasca, che ne causarono la morte. I resti di Denis e Emiliano furono ritrovati qualche mese dopo - il 19 dicembre del 2006 e il 22 febbraio del 2007 - lungo il fiume Pastaza. Dentro dei sacchi. I corpi spezzati in diverse parti (con l' uso di una motosega, stabilirono le perizie scientifiche). La polizia di Puyoe la Fiscalia Provincial di Macas - organo investigativo ecuadoriano - non hanno mai smesso di indagare. Nonostante l' omertà della comunità Shuar, tagliatori di teste e sciamani "per interesse". Ora l' inchiesta potrebbe essere ad una svolta. I magistrati di Macas - dopo aver accusato quattro Shuar che avrebbero eliminato i corpi dei due giovani turisti dopo l' overdose da allucinogeni- hanno emesso un mandato di cattura nei confronti degli altri sei italiani che hanno preso parte al rituale sciamanico. Nella selva c' erano anche Antonio Accomando, Francesco De Giorgio (uno sciamano che attraverso il sito "il tamburo degli sciamani" indirizza la sua clientela verso l' Ecuador), Eugenio Zanardi, Bruno Di Folco, Giuliano Rigotti e Salvato Italiana. Gli investigatori li accusano di omicidio colposo. In sostanza non fecero nulla, pur conoscendo il rischio che correvano, per dissuadere Denis ed Emiliano a sperimentare la maikiuwa, una pozione ancor più potente dell' ayahuasca che invece tutto il gruppo consumò. Per Antonio Accomando si ipotizza addirittura l' omicidio premeditato: sarebbe stato lui - in base ad alcuni riscontri - a chiedere che per i due ragazzi venisse preparato il cocktail letale. Il mandato di cattura per i sei italiani non è ancora internazionale: lo diventerà se i familiari di Denis e Emiliano avvieranno un' istanza processuale propria, indipendente da quella dei giudici di Macas. In questo caso scatterebbero l' arresto e la richiesta di estradizione in Ecuador. E la vicenda arriverebbe, forse, a una conclusione. Ricostruiamola. È la notte tra il 5 e il 6 agosto nella selva di Puyo. Stando ai verbali della polizia, quando Denis e Emiliano smettono di vivere, c' è subito chi si occupa di fare sparire i loro corpi. Scattano le indagini. Si ripercorre il viaggio di Denis e Emiliano, le tappe, i contatti. Da quando partono da Milano (28 luglio 2006) fino alla giungla di Puyo. È solo grazie agli esami genetici che i medici legali, una volta ritrovati i corpi, confermano che si tratta di Tronchin e Eva. Il primo di Gardigiano, Venezia, l' altro di Milano. Il ponte con l' Italia, all' inizio, non è proprio saldissimo. Scarsa collaborazione tra procure ecuadoriane e italiane. I familiari chiedono la verità, ma le carte sembrano ingarbugliate, lo scenario confuso. «Che questa storia sia ancora avvolta nel mistero è evidente - dice Antonello Zappadu, il fotoreporter degli scatti a villa Certosa che realizza reportage in Sudamerica dagli anni ' 80 e ha seguito da vicino anche questa vicenda - Troppe cose non tornano, forse non si è ancora voluto approfondire». Nel luogo dove la polizia ha ritrovatoi resti di Denise Emiliano sono stati rinvenuti altri tredici cadaveri. La selva di Puyo è il regno dei cacciatori di teste Shuar. Per questo gli investigatori ritengono che dietro la morte dei due italiani si nasconda un traffico internazionale di organi. In particolare di teste (crani) miniaturizzati. Sul mercato possono valere da 50 a 300 dollari. Li acquistano trafficanti, soprattutto americani, che li dirottano poi nel circuito dei musei naturali. Agli atti dell' inchiesta ci sono una serie di testimonianze. E il riferimento a un omicidio "strano". Quello di Gilberto Yankuam, vicepresidente della Confederazione delle nazioni indigene dell' Amazzonia. Viene sequestrato e ucciso, secondo le autorità, perché durante un viaggio negli Stati Uniti scopre visitando un museo antropologico di New York che una delle teste miniaturizzate esposte non può che provenire da un traffico clandestino di "cabezas reducidas". Una tzanta (testa miniaturizzata) messa sul mercato dagli Shuar. Implicato nell' omicidio di Yankuam, sempre stando all' inchiesta, è Raul Elias Antuca, uno dei quattro Shuar che accolgono Denis e Emiliano a Palora, tappa intermedia del loro viaggio sciamanico di sola andata. Solo coincidenze? - DAL NOSTRO INVIATO PAOLO BERIZZI

08 dicembre 2009

Incredibile

La cosa più assurda è che uno degli indagati Shuar, arrestato per l'omicidio e poi rilasciato, probabilmente con qualche mazzetta, ci manda delle email.
Raul Elias Antuca Wajuyata ogni 2-3 mesi, ci chiede l'amicizia su quepasa.com e sonico.com che sono come delle specie di Facebook.

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Corriere del Veneto .it

Uccisi in Ecuador dopo un rito sciamanico Sospetti su alcuni compagni di viaggio

Denis Tronchin, 29 anni, di Scorzè, e il milanese Emiliano Eva furono trovati morti in Amazzonia nel 2006. La pista di un rito con allocinogeni e sei mandati di cattura

Denis Tronchin: la sua morte è ancora un mistero

VENEZIA - «Ai tempi l’unico indiziato era Francesco De Giorgio, quello che ha organizzato il viaggio. Nei suoi confronti era stato emesso un ordine di cattura». Così Francesco Tronchin, padre di Denis, uno dei due giovani italiani morti durante un viaggio in Amazzonia, commenta la notizia dei sei mandati di cattura per omicidio colposo emessi dalla magistratura dell’Ecuador nei confronti di sei italiani sospettati di aver preso parte con i due ragazzi ad un rito a base di allucinogeni presso l’etnia Shuar.

I resti di Denis Tronchin, un grafico di 29 anni, di Gardigiano di Scorzè, nel Veneziano, e quelli del suo compagno di viaggio, Emiliano Eva (28), musicista, furono trovati ai bordi del Rio Pastaza, nella foresta amazzonica. «Noi - ricorda il padre di Tronchin - avevamo fatto forza sui compagni di viaggio di Denis per avere notizie. Volevamo sapere dove cercare i ragazzi. Ma loro avevano detto solo di aver fatto il viaggio assieme. Non abbiamo idea di cosa si sia svolto laggiù, l’uso di droghe era solo una tesi».

Denis ed Emiliano erano partiti per l’Ecuador a fine luglio del 2006. I loro resti furono trovati all’inizio del 2007. Eugenio Zanardi, uno dei viaggiatori, aveva affermato che i due giovani avevano lasciato il gruppo ai primi di agosto 2006: «Noi ci siamo diretti verso la costa - aveva detto - e non sappiamo che cosa abbiano deciso». In merito all’ipotesi di un traffico di «tzantas», teste miniaturizzate dagli Shuar, «nessuno ci ha mai parlato di traffico di organi quando ci hanno restituito quella poca cosa che erano i resti di mio figlio - dice Tronchin - Abbiamo voluto la restituzione, è stato identificato in base al dna».

07 dicembre 2009

Gazzetta di Parma: Coinvolto un parmigiano

Due morti in Amazzonia: coinvolto un parmigiano


Ci sarebbe anche un ragazzo parmigiano tra i sei italiani coin­volti in un'inchiesta aperta dalla magistratura dell’Ecuador. La vicenda è quella, terribile e oscu­ra, di Denis Tronchin e Emiliano Eva, un grafico veneziano e un musicista milanese, scomparsi durante un viaggio in Amazzo­nia nell'agosto del 2006: i resti dei loro corpi fatti a pezzi furono ritrovati, racchiusi in due sacchi, mesi dopo lungo la riva del Rio Pastaza.

Denis e Emiliano facevano parte di una comitiva di otto per­sone (tra cui anche il giovane parmigiano) e in quel viaggio vo­levano approfondire usi e rituali di alcune popolazioni indios, in particolare gli sciamani. I due amici sarebbero morti proprio durante un rito sciamano, inge­rendo l’ayahuasca, la bevanda allucinogena preparata dagli stregoni.

Il Gazzettino: Arresto per sei italiani

Mestre. Uccisi dopo il rito sciamanico
in Amazzonia: arresto per sei italiani


Svolta nelle indagini sulla scomparsa di Denis Tronchin:
dopo la morte sarebbe stato fatto a pezzi e gettato nel fiume





SCORZÈ (Venezia) - (7 dicembre) - Sei giovani, che facevano parte della stessa spedizione durante la quale scomparve in Ecuador Denis Tronchin. Del ventinovenne di Scorzè e del milanese di 28 anni Emiliano Eva non ci sono più tracce dal 6 agosto 2006. Ora è arrivata la svolta nelle indagini. La magistratura ecuadoregna ha emesso sei mandati di cattura

per omicidio colposo nei confronti di sei compagni di viaggio di Tronchin e di Eva: Antonio Accomando, Francesco De Giorgio, Eugenio Zanardi, Giuliano Rigotti, Italiana Salvato e Bruno Di Folco. Secondo la magistratura, i sei non avrebbero avvisato i due scomparsi dei rischi che si potevano correre se se avessero bevuto pozioni di allucinogeni usati per i riti sciamanici. I corpi sarebbero stati tagliati a pezzi e gettati in un fiume.

Il viaggio nella foresta dell'Amazzonia, in Ecuador, era stato organizzato da Di Giorgio, lo sciamano che vive in Trentino e che aveva organizzato il viaggio, cominciato il 28 luglio 2006.

12 maggio 2009

Articolo di Guy Rouquet sulla vicenda

Traduzione dell'articolo originale in francese, dal sito:
http://www.psyvig.com/default_page.php?menu=14&page=26


Ayahuasca e turismo sciamanico : viaggio al limite dell’orrore per due italiani in Amazzonia

di Guy ROUQUET

“La storia che qui si racconta occupa i miei pensieri da qualche mese. È stato grazie al resoconto di una giornalista d’ inchiesta, che conduceva un’indagine  sulla pericolosità dell’ayahuasca e del turismo sciamanico, che sono venuto a conoscenza della morte di due giovani italiani in Amazzonia equatoriale, in seguito a un’overdose durante un rituale organizzato dagli indigeni.
Emiliano Eva e Denis Tronchin erano italiani. I due amici sono scomparsi il 6 agosto 2006 dopo essere entrati nella giungla equatoriale per ingerire l’ayahuasca, la bevanda allucinogena preparata per loro. Qualche mese dopo sono stati ritrovate le loro ossa sparse, erano state tagliate a pezzi.
Gli investigatori suppongono che dietro la morte dei due italiani si nasconda un traffico d’organi. In effetti, tredici cadaveri sono stati ritrovati nel luogo dove la polizia equadoriana ha trovato i resti del giovane di Scorzè e del suo amico milanese”.

Sommario:

  1. I fatti
  2. L’inchiesta
  3. La situazione all’11 maggio 2009
  4. Tzamarenda, un personaggio controverso
  5. Uno sporco affare può nasconderne un altro
  6. Che cosa pensare?

La notizia non ha fatto nessuno scalpore  in Francia, né sulla stampa in lingua francese. Invece l’avrebbe meritato, visto che il fatto non è solamente sordido e tragico, ma anche rivelatore di un certo modo di mescolare grossolanamente l’esoterismo all’esotismo e di sfruttare la credulità del cliente occidentale da parte di sciamani senza scrupoli.

1. I fatti

Emiliano Eva, nato nel 1978, era musicista e Denis Tronchin, nato nel 1977, era grafico pubblicitario (web designer). Tutti e due erano partiti da Milano verso Quito il 28 luglio 2006 per conoscere le pratiche sciamaniche degli indiani Shuars e sperimentare l’ayahuasca (1). Dovevano rientrare in Italia il 19 agosto.

Denis si era interessato allo sciamanesimo navigando su internet. Tramite il sito “il tamburo degli sciamani” era in contatto con Francesco de Giorgio, uno sciamano italiano, che indirizza la sua clientela verso l’Equador dopo averla preparata con conferenze, stages e seminari. Emiliano e Denis si sarebbero conosciuti qualche mese prima, in un incontro di questo tipo.

Durante il volo che li portava a Caracas, dove dovevano fare scalo per Quito, i due amici fecero la conoscenza con Clarissa, una giovane venezuelana, che  indicò loro qualche luogo da visitare. Il 5 agosto, la vigilia della scomparsa dei due giovani, quest’ultima ricevette un messaggio scritto in spagnolo in cui Denis le diceva di vivere con Emiliano “un rituale forte, con tre giorni di digiuno”, che il momento era “veramente difficile”, che le avrebbe raccontato tutto questo di persona al suo ritorno visto che anche in italiano era molto complicato da spiegare.

Sembra che, trattando un prezzo conveniente, sia stato organizzato un rituale privato per Emiliano e Denis, che passavano per Puyo, dove avevano raggiunto, in un albergo italiano del luogo (El Colibri), alcuni connazionali mandati da Francesco de Giorgio.

 È là che Tzamarenda Naychapi Estalin Abran, uno sciamano dell’Equador nominato dal consiglio degli anziani capo principale della comunità Shuar, chiamata Yawints e composta da 1600 indigeni, avrebbe incontrato Emiliano e Denis.

Isolati dal gruppo  in circostanze che restano oscure, i due giovani sono stati condotti prima nel villaggio “Parroquia 16 de Agosto”, poi nella foresta dove, secondo dei testimoni indigeni, hanno assunto l’ayahuasca. In seguito all’ingestione della bevanda, uno sarebbe entrato in una sorta di coma e l’altro avrebbe perse la ragione. Sarebbe quindi stato deciso di sopprimerli e poi di far scomparire i corpi dopo averli tagliati a pezzi.

I resti sono stati ritrovati sparpagliati lungo il fiume Pastaza. Nel dicembre 2006, quattro mesi dopo la scomparsa, la metà del corpo (tronco e testa) di Emiliano Eva è stata ritrovata e, nel febbraio 2007, l’altra metà. Nel mese di marzo una parte delle ossa di Denis Tronchin. Con il supporto di esami  genetici, i medici legali hanno confermato che si trattava dei resti di Emiliano e di Denis.


2. L’inchiesta
Angel Villamagua, rappresentante del pubblico ministero di Morona Santiago, segue l’istruttoria dal 22 marzo 2007. Un mandato di arresto è stato fatto nei confronti di cinque indigeni, tra cui Stalin Abrahan Tzamarenda Naichapi. Per ordine del giudice, la polizia è entrata all’alba nelle loro abitazioni, situate a Palora, e ha catturato tre presunti colpevoli. Nella casa di Abel Luicio Naach, il cugino di Tzamarenda, hanno trovato una borsa di marca “Quechua” che aveva le caratteristiche rese note dalla famiglia di Emiliano, quando era stata avvertita della scomparsa del figlio. Sono stati ritrovati anche dei vestiti  regalati in occasione di questo viaggio in Equador.
Le persone coinvolte  hanno testimoniato accusandoli d’aver assassinato gli italiani. Un testimone ha confidato all’investigatore che questi ultimi avevano soggiornato in agosto negli alloggiamenti di Tzamarenda (settore di Yavinza Palora), un altro si è ricordato che nello stesso periodo aveva trasportato nel suo furgone due stranieri italiani, da Puyo fino a Palora, dove li ha consegnati a Raul Elias Antuca, amico intimo di Tzamarenda, con il quale organizzava il suddetto “turismo sciamanico”.  Aggiunti agli altri, questi dettagli hanno condotto Angel Villamagua a indagare su i cinque Shuars, accusati di duplice omicidio.
Poi il tempo ha fatto il suo corso. L’investigatore che si occupava dell’inchiesta ha ricevuto minacce di morte e il primo testimone Shuar, che ha raccontato alle autorità quello che era successo indicando Tzamarenda come colui che ha dato l’ordine, è stato ucciso... La sua testa sarebbe stata rimpicciolita e i suoi resti bruciati. In fuga, Tzamarenda ha finito per essere arrestato a Quito (Mitad del Mundo) dopo alcuni mesi di ricerche. Ma per lo stupore generale, dopo qualche ora dopo la sua cattura, il pubblico ministero di Macas (dove era stato trasferito) lo ha rimesso in libertà per non aver potuto accertare la sua responsabilità.

3. La situazione all’11 maggio 2009
L’assassinio del testimone ha instaurato un clima di paura tra gli Shuar. Coloro che sanno tacciono. Ma la tensione sarebbe palpabile. Dei forti dissensi opporrebbero le famiglie indigene, tanto che i presunti colpevoli , sbarazzatisi dei loro accusatori, si rivolterebbero contro i Bianchi, definiti come portatori di guai... Di fronte ai Bianchi, colonizzatori, ladri e distruttori, il patriottismo della nazione Shuar viene attivato con forza. Sulla rete, in certi siti, gli Shuars si apostrofano violentemente e certi esprimono, senza nascondere la propria ostilità, addirittura il loro odio verso il pensiero occidentale, gli industriali, i commercianti, i missionari (2).
Le famiglie di Emiliano Eva e di Denis Tronchin sperano di conoscere un giorno la verità, di sapere quello che veramente è successo nell’agosto del 2006. Ma, a migliaia di chilometri di distanza, sono disarmati e l’ambasciata italiana in Equador non è in grado di condurre l’inchiesta. La paura, la disinformazione, la corruzione e l’eliminazione o la dissimulazione delle prove o degli indizi, fanno pensare che il processo non porterà a  nulla o a posa cosa.
Se gli omicidi si sono verificati al termine della seduta sciamanica con l’ingestione dell’ayahuasca, se il taglio dei corpi si è verificato con lo sparpagliamento dei pezzi nell’ambiente, gli italiani tendono a essere gravati di una responsabilità sempre più pesante in questa tragedia. Emiliano e Denis hanno utilizzato una rete italiana per incontrarsi a Puyo, presso un albergatore connazionale. Sono arrivati con l’intenzione ben precisa di consumare l’ayahuasca. Il gruppo da cui sono stati isolati avrebbe invece accorciato il viaggio e sarebbe rientrato precipitosamente in Italia, lasciando emergere un dubbio sul proprio coinvolgimento nella questione. Indice aggravante: gli autori dello smembramento hanno utilizzato una troncatrice, che non è sicuramente un modus operandi degli shuar... In sostanza, dando da pensare che, al di fuori di ogni ragione, i compagni di viaggio di Emiliano e Denis  siano gli autori dello smembramento dei corpi, certi “informatori” sembrano essersi applicati nello spostare il centro di gravità della questione...

4. Tzamarenda, un personaggio controverso
La tragedia non cessa di rinviare al personaggio di Tzamarenda che si presenta, a chi lo vuole ascoltare, come un “guerriero Shuar” dell’alta montagna che vive di pesca, di caccia e di raccolta impegnandosi a guarire il mondo dai suoi mali e dalle sue pene.
Stabilitosi nel cantone di Palora, in provincia di Morona  Santiago,dice di continuare la missione dei suoi antenati.
Quarantenne, l’uomo è evidentemente molto abile, indossando secondo le circostanze la sua pelle di leopardo o la sua tenuta civile. Buon parlatore, intelligente, seduttore, “la voce dura come la corteccia degli alberi” sa imporsi ai suoi visitatori o interlocutori, dare loro ciò che ricercano, l’esotismo, lo spaesamento, le pratiche e le conoscenze ancestrali... Soddisfacendo il Bianco, sa ottenere più facilmente la sua riconoscenza.
Le incoerenze tra i bei discorsi di Tzamarenda e le azioni che si dice lui abbia compiuto sono state denunciate dagli equdoriani, ma anche dai francesi che, toccati dalle condizioni di vita del popolo Shuar, hanno fatto delle donazioni, creato un sistema di adozione per gli studenti, finanziato l’acquisto di un pannello solare e di una pompa d’acqua, prima di scoprire gli abusi della fiducia del loro sollecitatore e di accorgersi che il denaro invito era stato utilizzato a fini personali.
Tzamarenda si è più volte recato all’estero, anche in Europa, dove ha saputo farsi portavoce come rappresentante della nazione Shuar. Così, nel novembre 2004, invitato dal Ministro ecuadoriano del turismo, speranzoso di accrescere il numero dei viaggiatori britannici verso il suo paese, si è recato a Londra nell’occasione della fiera turistica del World Travel Market, per celebrare nel centro finanziario una cerimonia per espellere dal Regno Unito gli “spiriti maligni” “che si manifestano nei problemi  politici, nello stress dovuto al lavoro eccessivo e negli incidenti sanitari dovuti al consumo di alimenti contaminati chimicamente”. Utilizzando “l’energia cosmica del popolo shuar”, Tzamarenda voleva che gli inglesi cominciassero a scrivere simbolicamente su un foglio bianco, non intaccato dal sistema che mantiene tutti gli occidentali prigionieri”.
Nel giugno del 2006, con l’occasione della partecipazione dell’Equador al Mondiale in Germania, Maria Isabel Salvador, ministro del Turismo, si augurò di promuovere non solamente il calcio, ma anche i suoi prodotti, la sua cultura e il suo interesse turistico. Secondo lei, lo sciamano Tzamarenda, faceva parte della delegazione perché il mondo attuale era alla ricerca della spiritualità, l’idea era che egli portasse “un messaggio di pace e di spirito positivo al Mondiale”. Ed è così che Tzamarenda, molto volentieri, acquisì un surplus di notorietà e “purificò”, in pelle di leopardo, gli stadi tedeschi. Ma sorpreso a sotterrare una piuma sotto il manto erboso dello stadio olimpico di Berlino, e accusato di aver gettato un sortilegio alla squadra tedesca, negò. “Lo sciamano ha voluto apportare l’energia positiva allo stadio del Mondiale” si sforzò di spiegare, imbarazzato, un responsabile dell’ufficio del turismo ecuadoriano. Calcolo sbagliato sotto diversi punti di vista: con il 3 a 0, la Germania vinse sull’Equador nel primo incontro del gruppo A.
Secondo i suoi detrattori che non sono del suo mondo e non hanno tropo riguardo, Tzamarenda non sarebbe per nulla uno sciamano. Ma bisogna constatare che va in questo modo con diversi indigeni amerindi che, con questa denominazione mediaticamente importante, sfruttano la credulità degli occidentali (soprattutto europei e nord americani) facendo leva sul loro senso di colpa e pentimento nei confronti degli “indiani”, sulla loro difesa rousseauiana della natura (il mito del buon selvaggio) e sul bisogno di avventura o di spaesamento nelle contrade “selvagge”, oppure semplicemente sulla richiesta di sensazioni nuove, consumando potenti droghe dette “visionarie” come se fossero iniziazioni (“bevande sacre”).

5. Uno sporco affare può nasconderne un altro
Gli investigatori suppongono che dietro l’omicidio dei due italiani si nasconda un traffico d’organi. In effetti, tredici cadaveri sono stati ritrovati sul luogo in cui la polizia ecuadoriana ha trovato i resti del giovane di Scorzè e del suo amico milanese.
Ora, il 13 luglio 2006, all’epoca della scomparsa di Denis e di Emiliano, Gilberto Yankuam, vice presidente del Confederazione delle Nazioni Indigene dell’Amazzonia, scomparve mentre era andato a pescare nel settore di Union Base, a cinque chilometri da Puyo, in compagnia di Jorge Mayancha e di Bosco Chumbia, amico e guardia del corpo.  A causa dell’aumento delle acque dovuto alle forti pogge di quel periodo, avevano deciso di sospendere la loro battuta di pesca. Ma nel momento in cui erano sul punto di raggiungere la riva, Yankuan è caduto e portato via dalla corrente. Le ricerche attivate nei giorni seguenti dalle squadre di soccorso non diedero alcun esito. Allo stesso tempo Antonio Moncayo fu stupito che, chiamando ripetutamente il cellulare di Gilberto Yankuam, suo fratello, l’apparecchio suonasse. Ne dedusse che questa cosa non fosse normale: “il telefono non può emettere segnali sott’acqua , e in ogni caso dovrebbe essere scarico”. Nell’ottobre 2006, il cellulare suonava ancora, ma nessuno rispondeva. I suoi dubbi si rinforzarono. Per lui divenne chiaro che suo fratello non era annegato, e che la sua scomparsa dipendesse da altre circostanze. Nel novembre 2006, Moncayo raccolse degli indizi che gli fecero pensare che suo fratello potesse essere stato sequestrato nel cantone di Palora (Morona Santiago).
Con l’aiuto di molti dirigenti shuars, continuò le sue ricerche. A metà febbraio 2007 fu individuata una minorenne che conosceva il luogo in cui si trovava Gilberto Yankuam,  con l’appoggio della polizia giudiziaria di Pastaza e Morona Santiago, e del pubblico ministero di Pastaza. Questa shuar fu obbilgata dai suoi genitori a lavorare a servizio nella casa di Jorge Tunki, una delle persone sospettate all’interno del sequestro.
La minorenne confessò che era una “testimone fedele” e che sapeva delle cose sul sequestro di Gilberto. Indicò che Jorge Tunki era la persona incaricata di sorvegliare  Yankuam su ordine del comandante Stalin Naichap Tsamarenda e di Elia Antuca, consigliere  municipale di Palora.
Sulla base di questa informazione, il 28 febbraio 2007, dei membri della nazione shuar si recarono nel settore di Planada (parrocchia Arapicos del canton Palora) per arrestare Tunki, che fu trasferito immediatamente nella comunità di Tsurakù situato a 51 chilometri da Puyo, sulla strada per Macas.
Tunki confessò che Tsamarenda e Antuca erano gli autori del sequestro di Gilberto. Queste dichiarazioni raccolte in un documento redatto dall’assemblea biprovinciale della nazione shuar di Pastaza e di Morona Santiago. In seguito a questa rivelazione, trecento shuars, guidato da Tunki, e sei membri della polizia, si misero alla ricerca del leader scomparso. Dopo molto giorni di ricerca, gli shuars ebbero la convinzione che l’informazione fosse falsa e la loro collera crebbe. Messo spalle al muto, Tunki alla fine confessò di aver assassinato Gilberto Yankuam per ordine di Tzamarenda il 28 gennaio (3) e di aver poi gettato il suo corpo in una laguna, dopo averlo tagliato a pezzi. Precisò che non aveva ancora confessato il crimine perché era stato minacciato a sua volta di morte se avesse rivelato il luogo esatto in cui il dirigente shuar era stato assassinato.
La testimonianza di Tunki infiammò gli spiriti delle persone riunite a Tsurakù, che decisero di giudicarlo subito. I sei poliziotti che si trovavano con gli indigeni durante tutta la giornata furono obbligati ad abbandonare la comunità. Tuttavia, convinsero gli shuars di consegnare Lucia Waam, moglie di Tunki, e i due figli minorenni per sottrarli al linciaggio.
Nella serata di venerdì 2 marzo, dopo molte ore di discussione, i dirigenti della comunità shuar condannarono a morte Tunki, in accordo con le loro antiche leggi che dicono che “chi uccide con il coltello muore con il coltello”. Dopo aver preso questa decisione, Tunki fu condotto nella parte retrostante il luogo del “giudizio” e fu giustiziato. Inseguito il suo cadavere su cosparso di un’essenza e fu bruciato.
Il 5 marzo, gli  shuars si riunirono nuovamente per chiedere giustizia e l’arresto di Tsamarenda (uno dei presunti autori del sequestro di Yankuam) indicando che si trovavano in quello stato di “urgenza comunitaria” per il tempo necessario.
Il 6 marzo, davanti alla richiesta delle autorità, gli shuars accettarono di restituire i resti di Tunki: L’intendente Tarquinio Altamirano, si riunì con cinquecento persone, venti dei quali con il volto coperto da passamontagna e fazzoletti, chiedendo l’arresto di Tsamarenda, che accusavano di diversi delitti.
Una delle condizioni poste dagli indigeni per restituire i resti della vittima del loro giudizio fu che l’intendente e i poliziotti si impegnassero a catturare Tsamarenda nei seguenti cinque giorni, per poi consegnarlo alle autorità giudiziarie. Avvertirono anche che restavano sul “piede di guerra” fino all’arresto.
Secondo un documento dell’Assemblea biprovinciale della Nazione Shuar, il loro dirigente Gilberto Yankuan è stato eliminato perché, in seguito a un viaggio effettuato negli Stati Uniti, avrebbe scoperto un traffico di teste rimpicciolite (tzantzas). Teste provenienti da cadaveri dissotterrati o da persone assassinate. Un indigeno arrestato mentre trasportava delle teste rimpicciolite destinate a musei nord americani, avrebbe dato il nome di Tsamarenda come mandante. Per evitare di divulgare il suo traffico lucrativo, illecito e criminale, quest’ultimo avrebbe ordinato il sequestro del vice presidente della Confederazione.
Il 28 febbraio 2007, spostandosi da Puyo per condurre questa inchiesta, la polizia di Quito ha continuato le sue ricerche relative alle parti mancanti dei corpi di Emiliano Eva e di Denis Tronchin. È in queste circostanze che sono state rinvenute nei pressi di Pastaza, assieme ad altri tredici cadaveri...

6. Che cosa pensare?
La storia qui raccontata occupa i miei pensieri da qualche mese. È stato grazie al resoconto di una giornalista d’inchiesta, che conduceva un’indagine sulla pericolosità dell’ayahuasca e del “turismo sciamanico”, che sono venuto a conoscenza della morte di due giovani italiani in Amazzonia equatoriale, in seguito a un’overdose durante un rituale organizzato dagli indigeni.
Le ricerche compiute mi hanno permesso di accedere a testimonianze e a documenti in lingua spagnola e italiana la cui traduzione si è rivelata molto istruttiva (4).
Emiliano Eva e Denis Tronchin erano pieni di progetti e avevano l’avvenire davanti a loro. È emozionante vedere il bisogno di ricerca che rimane sulla Tela. I loro visi sono il ritratto della salute, della giovinezza (5). Ma non ci sono più, vittime della barbarie, della loro ingenuità e di un certo condizionamento culturale e mediatico che porta a pensare che la felicità si trovi necessariamente altrove, negli “altri mondi” rivelati da “entità invisibili” o da “spiriti guardiani della foresta”, al termine di un percorso “iniziatico” in cui si ingeriscono delle bevande dette “sacre”, in realtà dei decotti neurotossici con potenti effetti allucinogeni.
Contrariamente alle affermazioni dei promotori di queste iniziative che sostengono, tramite i loro avvocati, che non è possibile morire sotto effetto dell’ayahuasca durante una seduta condotta da sciamani, visto che per soccombere bisognerebbe assumere una quantità enorme di bevanda, il decesso dei due italiani nel pieno delle loro forze dimostra che l’esperienza può essere fatale. E , in questo caso, non è proprio possibile uscirne facilmente dicendo che non avevano rispettato le regole, accusandoli di non essersi preparati e di essersi consegnati al primo sciamano arrivato.
La morte atroce di Emiliano Eva e Denis Tronchin deve spingere alla più estrema prudenza gli sperimentatori potenziali che degli agenti reclutatori, talvolta illuminati, ma più spesso cinici e avidi, iscrivono tramite internet ai loro stages, seminari, ateliers o riunioni  più o meno folkloristiche che si tengono in Europa, a Cogolin (Francia), ad esempio. I rischi maggiori per la salute fisica, psichica, intellettuale d spirituale dell’individuo sono accuratamente passati sotto silenzio o minimizzati al massimo da apprendisti stregoni e dai dottor Mabuse di moda, che gestiscono perfettamente le tecniche del discorso e della manipolazione psicologica per avere risposte su tutto, eludere le questioni imbarazzanti e applicarsi a squalificare le associazioni o istituzioni che denunciano le derive terapeutiche e derive settarie che contaminano il campo sanitario e sociale.


(1). Dal maggio 2005, l’ayahuasca (o yagé o natem) è classificata come stupefacente in Francia, la decisione è stata confermata dal Consiglio di Stato nel dicembre 2007. http://www.psyvig.com/default_page.php?menu=14&page=7
(3). Diversi articoli di stampa, in italiano e spagnolo di cui:
(4). Ringraziamenti a Isabelle Rituit, professore, per la traduzione degli articoli in italiano.


Articolo inedito di Guy Rouquet, presidente di Psychothérapie Vigilance, messo in rete l’11 maggio 2009. Il testo, che potrà essere oggetto di precisazioni complementari, si affianca a quelli che compaiono nella rubrica “droghe” e in quella “sciamanesimo e neosciamanesimo” del sito di Psychothérapie Vigilance: http://PsyVig.com
Data dell’ultima messa a punto del testo: 12 maggio 2009, ore 8.55.

16 agosto 2007

Veglia e funerali di Denis (aggiornato)

Avvisiamo attraverso il blog per cercare di raggiungere più persone possibile, soprattutto per il fatto che in questo periodo di ferie ci sono poche persone a casa: i funerali di Denis si terranno domenica 19 alle ore 10.30 nella chiesa di Gardigiano (diversamente da quanto pubblicato da "Il Gazzettino").

Vi invitiamo tutti a partecipare e ad avvisare quante più persone possibile, in particolare tra quelle che noi amici non conosciamo bene o direttamente.


Aggiornamento del 18 agosto: stasera (sabato) si terrà una veglia di preghiera nella chiesa di Gardigiano di Scorzè, alle ore 20.

19 luglio 2007

Compleanno di Denis

In tutte le cose ci deve essere un momento per la razionalità e un momento per il cuore.
Oggi vogliamo sia un momento per il cuore...
Aldilà di tutto, aldilà di come è successo, aldilà delle colpe e aldilà della nostra rabbia, tutti noi abbiamo perso per sempre un amico. E oggi è il suo compleanno... 30 anni... noi vorremo trovarci, stare tra di noi, passare la serata insieme come abbiamo sempre fatto, sapendo che lo facciamo per Denis e lo facciamo per noi.